Itinerari di un giorno a Roma

Una mattina sull'Aventino tra giardini finti e chiese di mattoni

L'Aventino ad aprile è il posto ideale per sfuggire al traffico. Un itinerario a piedi tra la vera storia del colle, i pini marittimi e la discesa a Testaccio.

Una mattina sull'Aventino tra giardini finti e chiese di mattoni

Ad aprile l'aria di Roma cambia peso. Diventa più leggera, ma al tempo stesso ti spinge a camminare di più. Se c'è un momento dell'anno in cui salire sull'Aventino ha un senso pratico oltre che estetico, è questo. Lasciate perdere i pomeriggi estivi in cui l'asfalto brucia e l'umidità del fiume sale lungo le salite. Andateci di mattina presto, verso le nove, quando i pullman turistici stanno ancora scaricando gruppi al Colosseo e qui su c'è solo chi porta a spasso il cane o chi va a lavorare nelle ville private.

Il colle dello sconfitto

L'Aventino oggi è un quartiere residenziale per ricchi. È pieno di palazzi silenziosi, ambasciate e muri di cinta coperti di edera. Ma prima di diventare una zona esclusiva, è stato il posto in cui si è deciso il destino della città. La leggenda della fondazione di Roma la conoscono tutti. Pochissimi si fermano a pensare al punto di vista di Remo. Lui scelse questo colle per scrutare il cielo in cerca di segni divini, mentre il fratello stava di fronte, sul Palatino. La storia del conteggio degli avvoltoi diede ragione a Romolo. Questo evento condannò l'Aventino a restare per secoli una zona marginale, abitata dalla plebe e tenuta fuori dal recinto sacro del nascente potere romano.

Oggi questa marginalità originaria è diventata un isolamento dorato. Camminare per via di Santa Sabina significa godersi un distacco fisico dal traffico del Lungotevere che scorre pochi metri più in basso. Sentite il rumore delle auto in lontananza, ma siete protetti da una barriera di pini marittimi e mura antiche.

Il giardino che crediamo antico

Tutti finiscono al Giardino degli Aranci. Ci vado spesso anche io, nonostante nei fine settimana di primavera diventi affollato. La cosa curiosa è che la maggior parte di chi varca il cancello è convinta di passeggiare in un parco rinascimentale o comunque molto antico. Invece l'assetto attuale è un'invenzione del Novecento. È stato l'architetto Raffaele De Vico a disegnarlo nel 1931, posizionando il viale centrale in modo da centrare esattamente la cupola di San Pietro sullo sfondo. I dettagli sulla progettazione del parco spiegano bene come lo spazio sia stato costruito attorno all'albero sotto il quale, secondo la tradizione dei frati domenicani, predicava San Domenico.

A proposito, la grande fontana con la vasca termale e il mascherone di marmo che trovate all'ingresso non c'entra nulla con il giardino originario. È stata incollata lì in epoca fascista recuperando pezzi sparsi per la città. Ad aprile gli alberi di arancio amaro sono pieni di frutti colorati. Fanno una bella figura in foto, ma non provate a mangiarli. Sono aspri e allappanti, buoni solo per fare le marmellate, sempre che qualcuno abbia la pazienza di raccoglierli.

La fila inutile per la serratura

Continuando verso la fine del colle si arriva alla piazza dei Cavalieri di Malta. È uno spazio chiuso, protetto da alti muri, disegnato nel Settecento da Giovan Battista Piranesi. I pilastri sono pieni di obelischi in miniatura e riferimenti militari scolpiti nel tufo. Purtroppo, la piazza in sé non la guarda quasi nessuno. L'attenzione dei passanti è tutta per il portone verde del Priorato.

Da qualche anno a questa parte, a qualsiasi ora del giorno, trovate una fila di trenta o quaranta persone in attesa di guardare dal buco della serratura per vedere la cupola di San Pietro allineata con le siepi interne. Onestamente, è una perdita di tempo clamorosa. Ho visto turisti aspettare quaranta minuti sotto il sole per scattare una foto sfuocata con il cellulare incollato all'ottone della porta. Se passate di lì e non c'è nessuno, dategli un'occhiata. Altrimenti ignorate il portone, guardate i dettagli dei muri di Piranesi e proseguite la passeggiata. Il regista Paolo Sorrentino ha usato queste strade di notte per alcune scene dei suoi film. I percorsi legati alle sue riprese cinematografiche restituiscono molto meglio l'atmosfera silenziosa del posto rispetto a una rumorosa coda diurna.

Le chiese di mattoni e il roseto

Il vero motivo per salire fin qui, al di là dei belvedere, sono le chiese. Santa Sabina è una basilica del V secolo. Niente marmi barocchi, niente ori, niente affreschi pesanti sui soffitti. Trovate solo colonne di spoglio sottratte a templi pagani e pareti di mattoni nudi. La luce entra da ampie finestre rivestite in selenite, creando un'illuminazione lattiginosa che non si trova in nessun'altra grande chiesa della città. Sulla porta di legno all'ingresso c'è una delle prime raffigurazioni conosciute della crocifissione. È piccola, intagliata in un pannello in alto a sinistra. Bisogna farci caso per notarla.

Pochi metri più in là si incontra Sant'Anselmo. È un edificio molto più recente, costruito a fine Ottocento, ma ospita la sede dei monaci benedettini. Se capitate da queste parti verso le sette di sera, potete ascoltare i monaci che cantano i vespri in gregoriano.

Dato che siamo in aprile, c'è un'ultima tappa obbligata prima di scendere. Il Roseto Comunale apre i cancelli proprio in questo periodo, in coincidenza con il Natale di Roma del 21 aprile. Si trova sulle pendici dell'Aventino, affacciato sul Circo Massimo. Un tempo qui c'era il cimitero ebraico, e i viali del roseto sono stati disegnati a forma di menorah per ricordarlo.

Una volta finito il giro tra i fiori, non tornate indietro verso il centro. Cercate il Clivo dei Publicii e scendete dall'altra parte del colle, verso Testaccio. Il passaggio dai palazzi nobiliari dell'Aventino alle case popolari dell'ex quartiere dei macellai è brusco. Eppure vi mette esattamente dove dovete essere per l'ora di pranzo. Puntate dritti verso il mercato coperto o cercate un tavolo da Felice a Testaccio, sperando che abbiano ancora un posto libero per farvi mangiare i tonnarelli cacio e pepe.

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