Ad aprile Roma cambia luce. L'aria si scalda, i sampietrini asciugano in fretta dopo i classici acquazzoni primaverili e camminare diventa l'unica cosa sensata da fare. Se alloggiate nelle nostre strutture del centro storico, la tentazione è quella di buttarvi subito nella mischia tra Piazza Navona e il Pantheon. Io vi consiglio di prendere un'altra direzione e salire sull'Aventino. È un quartiere residenziale, silenzioso, con marciapiedi larghi, villini signorili e muri di cinta coperti di edera. Ci vado spesso quando ho bisogno di staccare dal traffico del Lungotevere e dal rumore costante dei viali centrali. In primavera questa collina dà il meglio di sé, perché i giardini fioriscono e le temperature permettono di stare all'aperto senza cercare disperatamente l'ombra.
La salita e il giardino degli aranci
Per arrivare in cima ci sono diverse strade. La più faticosa, ma anche la più logica se venite dal fiume, è il Clivo dei Publicii. È una salita breve ma decisa che vi porta dritti sul crinale della collina. Arrivati in alto, la prima fermata obbligata è il Parco Savello, che tutti a Roma chiamano Giardino degli Aranci. Non aspettatevi rovine antiche o vegetazione spontanea qui. Il parco ha un'impostazione molto geometrica, quasi rigida, ed è un progetto del 1931. Se vi interessa la storia dell'urbanistica romana del Novecento, potete leggere la biografia dell'architetto paesaggista Raffaele De Vico, che ha disegnato questo e molti altri spazi verdi in città durante quegli anni.
La terrazza in fondo al viale centrale è sempre piena di gente con il telefono in mano per fotografare la cupola di San Pietro. È turistica, certo, ma ha comunque senso fermarsi cinque minuti ad appoggiarsi al parapetto. Da lassù si vede bene l'ansa del Tevere e il rione Trastevere proprio di fronte. Ad aprile gli alberi sono carichi, il profumo si sente già dalla strada e la luce del tardo pomeriggio taglia i tronchi in modo molto netto, creando ombre lunghe sulla ghiaia.
Le chiese silenziose e il buco della serratura
Usciti dal giardino, girate a destra su Via di Santa Sabina. Questa strada dritta e alberata ospita tre chiese che da sole valgono la salita. La basilica di Santa Sabina è del V secolo ed è una delle mie preferite. L'interno è enorme, vuoto, senza le decorazioni barocche che affollano le altre chiese romane. Ha porte in legno di cipresso originali e finestre in selenite che filtrano una luce lattiginosa, quasi grigia, perfetta per riposare gli occhi. Subito dopo c'è Sant'Alessio, con un cortile interno dove di solito non c'è nessuno e una facciata rifatta nel Settecento.
Proseguendo fino a Piazza dei Cavalieri di Malta, trovate la famosa serratura. La fila per guardare dal buco del portone e vedere la cupola di San Pietro centrata tra le siepi ormai è perenne, a qualsiasi ora del giorno. Onestamente, se c'è troppa gente tirate dritto. La piazza stessa, disegnata da Giovan Battista Piranesi, merita un'occhiata per i suoi decori esoterici e militari scolpiti nel tufo. Questa zona di notte cambia completamente faccia e diventa molto buia e isolata. Non a caso è stata usata per alcune passeggiate notturne nel cinema italiano recente. I registi apprezzano proprio il contrasto tra la luce fioca dei lampioni e l'imponenza dei grandi muri bianchi.
Il roseto e la discesa verso il Circo Massimo
Scendendo dal lato opposto della collina, verso Via di Valle Murcia, si incontra il Roseto Comunale. Apre al pubblico solo in primavera, di solito a partire da fine aprile, in concomitanza con la fioritura. Il terreno è diviso in due settori da una strada asfaltata. La parte alta ospita la collezione botanica permanente, quella bassa i fiori del concorso annuale internazionale. I vialetti seguono la pendenza naturale del terreno e da quaggiù si vedono benissimo le rovine del Palatino che spuntano oltre la valle.
La geografia di questa conca è la base fisica della fondazione della città. La leggenda racconta che Remo e Romolo scelsero proprio queste due colline, l'Aventino e il Palatino, per contare gli uccelli in volo e decidere chi avrebbe governato il nuovo insediamento. I dettagli del mito e della disputa sono riassunti in questa sintesi sul portale turistico ufficiale. Oggi l'intero fondovalle è occupato dalla spianata del Circo Massimo. In primavera ci trovate romani che corrono, turisti seduti sull'erba a bere birra e cani lasciati liberi di giocare.
Dove mangiare qui intorno
Sull'Aventino vero e proprio non ci sono locali commerciali, a parte un paio di bar nascosti frequentati dai residenti. Per sedervi a un tavolo dovete scendere verso il rione Testaccio o verso Viale Aventino. Se scegliete Testaccio, puntate dritti verso Piazza Testaccio o Via Marmorata. Lì il silenzio della collina scompare subito e lascia il posto al rumore dei piatti e ai clacson. Una trattoria con i tavoli fuori, le tovaglie a quadri e un piatto di rigatoni alla carbonara pesante il giusto si trova senza troppi problemi.
Se invece scendete verso Viale Aventino, la zona è più moderna, trafficata e frequentata da chi lavora negli uffici della FAO. Qui trovate pizzerie al taglio, bistrot con menù del giorno e bar che fanno servizio continuato fino a sera. Vi consiglio di fermarvi in un forno, prendere un trancio di pizza bianca farcita con la mortadella tagliata fine e mangiarla mentre camminate verso la fermata della metropolitana Circo Massimo. È il modo più pratico per chiudere la mattinata, ricaricare le energie e decidere dove andare nel pomeriggio.
