Curiosità storiche su Roma

Roma nascosta: statue parlanti, santi sotto le scale e porte alchemiche

Ad aprile la città si legge nei dettagli minori. Dalle statue che prendevano in giro i papi all'idrocronometro del Pincio, quattro storie romane di strada.

Roma nascosta: statue parlanti, santi sotto le scale e porte alchemiche

Ad aprile Roma cambia faccia. I sampietrini asciugano in fretta dopo i classici scrosci di pioggia primaverile e l'aria si fa tiepida. È il mese in cui chi vive qui ricomincia a camminare per i rioni del centro senza una meta precisa, cercando le zone d'ombra. Se siete in città in questi giorni, evitate di incolonnarvi per ore davanti ai grandi musei. La città vera si legge nei dettagli minori, nelle scritte sbiadite e nei pezzi di marmo che ignoriamo tutti i giorni mentre andiamo a lavoro.

Le lamentele di marmo dei romani

I romani si lamentano da secoli. Prima dell'invenzione dei social network, usavano le statue. Pasquino, a due passi da Piazza Navona, è il capostipite di questa rete di comunicazione fatta di pietra e carta. È un torso mutilo di epoca ellenistica, appoggiato all'angolo di un palazzo. Di notte qualcuno attaccava sul suo basamento dei fogli con versi satirici contro il Papa o il governo. La mattina mezza città li leggeva, prima che le guardie arrivassero a strapparli.

Ma Pasquino non lavorava da solo. Esisteva un vero e proprio gruppo di figure anonime sparse per i rioni. Dialogavano tra loro. Pasquino faceva una domanda, e la statua di Marforio rispondeva dall'altra parte della città. Se vi interessa mappare l'intero gruppo, potete consultare l'elenco ufficiale delle sei sculture storiche. Personalmente trovo molto più interessante l'Abate Luigi in Piazza Vidoni, o la gigantesca Madama Lucrezia vicino a Piazza Venezia. Sono sculture brutte, rovinate dal tempo e dallo smog. Eppure sono i primi veri megafoni della satira cittadina. Passarci davanti e leggere i cartelli che ancora oggi qualcuno appende è un'abitudine che molti residenti mantengono viva.

Il santo sotto le scale all'Aventino

Spostiamoci sull'Aventino. Ad aprile i turisti salgono fin quassù per guardare dal buco della serratura della Villa del Priorato di Malta o per fotografare i pini del Giardino degli Aranci. Voi saltate la fila e andate nella vicina Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio. Entrate e guardate nella navata sinistra. C'è una scala di legno racchiusa in una teca di vetro, sorretta da sculture in stucco del Settecento.

La storia dietro questo oggetto è cupa. La leggenda dice che Sant'Alessio, figlio di una famiglia ricchissima, fuggì il giorno delle nozze per vivere da mendicante in Siria. Tornato a Roma anni dopo, i genitori non lo riconobbero. Gli permisero per carità di dormire sotto le scale del cortile del suo stesso palazzo. Visse lì sotto come senzatetto per diciassette anni. Solo dopo la sua morte trovarono una lettera in cui rivelava la sua identità. Per chi vuole approfondire i dettagli di questa storia bizzarra, si trova una sintesi delle vicende del santo. È un angolo macabro e teatrale che quasi nessuno nota, perfetto per sfuggire al caos dei belvedere affollati.

L'orologio che va ad acqua al Pincio

Torniamo verso nord, al Pincio. La primavera spinge tutti dentro i viali alberati di Villa Borghese. Invece di affittare i soliti risciò a pedali, cercate l'idrocronometro. Lo trovate alla fine di Viale dell'Orologio. È una torre di legno e ghisa seminascosta dalla vegetazione, costruita alla fine dell'Ottocento da un prete domenicano, Giovan Battista Embriaco.

Il meccanismo funziona interamente grazie alla forza dell'acqua. Il liquido riempie e svuota delle piccole bacinelle interne, muovendo le lancette. Non ha bisogno di elettricità né di essere caricato a mano. L'acqua arriva direttamente dalla rete idrica pubblica. È un pezzo di ingegneria idraulica lasciato lì, in mezzo a un laghetto finto circondato da finte rocce. Funziona ancora, anche se a volte perde qualche minuto. Potete osservare i bilancieri attraverso i vetri della torretta. La manutenzione di queste stravaganze meccaniche è complessa, come ricorda la scheda descrittiva del portale turistico del Comune. Fermatevi cinque minuti ad ascoltare il rumore dell'acqua che cade a ritmo regolare.

La porta del piombo e dell'oro

Per chiudere il giro, prendete la metropolitana fino a Piazza Vittorio Emanuele II. Il quartiere dell'Esquilino è caotico, pieno di traffico e di mercati all'aperto. Al centro dei giardini della piazza c'è una porta murata. La chiamano la Porta Alchemica. È l'unico resto della villa seicentesca del marchese Massimiliano Palombara, un nobile ossessionato dall'esoterismo.

Sugli stipiti ci sono incise formule in latino e simboli planetari. In teoria, spiegano la formula per trasformare il piombo in oro. La storia racconta di un pellegrino che passò una notte nei laboratori del marchese e sparì il mattino dopo. Lasciò dietro di sé una scia di scaglie d'oro e un foglio con quegli appunti incomprensibili. Palombara li fece incidere sulla porta del suo giardino, sperando che qualcuno di passaggio riuscisse a decifrarli. Oggi la porta è protetta da una cancellata e sorvegliata da due statue del dio egizio Bes, trovate sul Quirinale durante gli scavi per l'espansione della città.

Se andate a vederla di mattina presto, troverete i residenti che portano a spasso i cani o fanno tai chi nei giardini. Roma si capisce molto meglio da un tavolino di metallo. Sedetevi in uno dei bar sotto i portici, ordinate un espresso e guardate i contrasti tra le rovine esoteriche e la vita di quartiere.

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