Esperienze insolite a Roma

Le illusioni ottiche di Roma: 5 luoghi dove la prospettiva inganna

Dai calcoli di Borromini a Palazzo Spada alla finta cupola di Sant'Ignazio. Guida pratica alle migliori illusioni architettoniche nascoste per la città.

Le illusioni ottiche di Roma: 5 luoghi dove la prospettiva inganna

Aprile a Roma ha una luce spietata. Ti sbatte in faccia i difetti dei palazzi scrostati e ti costringe a strizzare gli occhi quando cammini sui sampietrini chiari. È il mese in cui preferisco cercare le ombre o, meglio ancora, le illusioni. I romani del Seicento avevano una vera ossessione per gli inganni visivi. Si divertivano a costruire prospettive sballate e finte architetture per confondere chi guardava. Oggi queste bizzarrie architettoniche sono ancora lì, incastrate tra i vicoli del centro o nascoste nei cortili dei palazzi nobiliari. Non servono guide esperte per trovarle, basta sapere dove guardare e avere la pazienza di fermarsi un minuto in più.

I calcoli truccati di Palazzo Spada

Vado spesso a Palazzo Spada, a due passi da Campo de' Fiori, solo per guardare la faccia di chi entra nel cortile interno per la prima volta. Lì c'è un colonnato progettato da Francesco Borromini nel 1653. Ti metti all'inizio del corridoio, guardi oltre il giardino curato e vedi una galleria lunga una quarantina di metri, con una statua a grandezza naturale in fondo. Sembra tutto normale, una classica fuga prospettica di un palazzo ricco.

Poi chiedi al custode di camminare fino in fondo. Mentre lui avanza, sembra diventare un gigante in pochi passi. La realtà è che il corridoio è lungo poco più di otto metri. Borromini ha inclinato il pavimento in salita, ha abbassato la volta del soffitto e ha ristretto la distanza tra le colonne man mano che si va verso il fondo. La statua finale, che all'inizio sembra un colosso, è alta appena sessanta centimetri. È un trucco matematico puro. Chi vuole studiare i dettagli storici di questa struttura può consultare la pagina dedicata alla collezione e all'edificio. Ci vai la mattina presto, paghi il biglietto della galleria, senti l'odore di pietra umida del cortile e te lo godi nel silenzio.

La fila per il buco della serratura

Sull'Aventino, in Piazza dei Cavalieri di Malta, c'è un portone chiuso. Fino a una decina di anni fa ci passavi davanti e non c'era quasi nessuno. Adesso, specialmente nei fine settimana di primavera, trovi una fila di persone in attesa di appoggiare l'occhio al buco della serratura in ottone. È turistica, certo, ma ha comunque senso mettersi in coda.

Se guardi dentro, vedi un viale alberato che fa da cannocchiale ottico. Esattamente al centro, perfettamente a fuoco, c'è la cupola di San Pietro. Il trucco funziona perché il giardino interno è tenuto in modo maniacale e le siepi sono tagliate con un'inclinazione precisa per guidare lo sguardo e nascondere la città sotto la collina. Giovan Battista Piranesi ha sistemato questa piazza nel Settecento e sapeva esattamente cosa stava facendo con le linee visive. Per capire meglio la storia di questo complesso religioso potete leggere la scheda curata dal portale turistico della città. Il momento migliore per andarci è il tardo pomeriggio, quando il sole cala dietro il Vaticano e la cupola si staglia scura contro il cielo chiaro. Prima o dopo, fermatevi al vicino Giardino degli Aranci. Ad aprile l'odore di zagara copre perfino lo smog del Lungotevere.

Il soffitto piatto di Sant'Ignazio

A due passi dal Pantheon c'è la Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. Da fuori è una chiesa barocca massiccia, uguale a tante altre che affollano il rione Pigna. Entri, guardi in alto e vedi una cupola enorme, profonda, decorata a cassettoni. Il problema è che quella cupola non esiste.

Nel 1685 i fondi per finire la chiesa erano esauriti. Invece di lasciare il buco sul tetto, i gesuiti chiamarono Andrea Pozzo, un frate pittore esperto di geometria, e gli fecero dipingere una finta cupola su una tela piatta di tredici metri di diametro. Per far funzionare l'inganno devi cercare un disco di marmo giallo sul pavimento della navata centrale. Ti metti esattamente sopra quel segno, alzi la testa e la prospettiva è perfetta. Se fai due passi di lato, l'immagine collassa su se stessa e i pilastri dipinti sembrano piegarsi in modo innaturale. È la dimostrazione pratica di come si risolvevano i problemi di bilancio nel Seicento. Una descrizione accurata dell'edificio si trova sul sito istituzionale del turismo romano. Spesso c'è una macchinetta a monete per illuminare la volta: aspettate che qualcuno inserisca i due euro per godervi i colori accesi della pittura.

L'effetto ottico di via Piccolomini

Questa è una via che le guide cartacee ignorano quasi sempre, forse perché si trova fuori dal perimetro delle mura antiche. Via Nicolò Piccolomini è nel quartiere Aurelio, dietro la collina del Gianicolo. È una strada residenziale dritta, lunga circa trecento metri, fiancheggiata da palazzine eleganti e perfettamente allineata con la cupola di San Pietro.

L'illusione qui è cinetica. Se ti metti all'inizio della strada, la cupola sembra enorme, quasi schiacciata contro i palazzi. Inizi a camminare, o guidare, verso il fondo della via. Più ti avvicini, più la cupola sembra rimpicciolire e allontanarsi. Quando arrivi alla fine della strada, dove c'è il belvedere, San Pietro è tornata alle sue dimensioni normali, lontana all'orizzonte. È un effetto dovuto al fatto che l'occhio umano perde i punti di riferimento laterali man mano che i palazzi finiscono e lo spazio si apre. Ci vado spesso in motorino la sera, quando l'aria è ancora fresca e la strada è vuota.

Le finestre cieche del centro

C'è un ultimo inganno visivo, molto più povero e diffuso, che puoi notare passeggiando per i rioni storici. Molti palazzi rinascimentali e barocchi hanno facciate asimmetriche. Gli architetti dell'epoca odiavano l'asimmetria, ma aprire finestre vere costava molto, sia per i lavori murari sia per le tasse sui serramenti imposte dal governo pontificio.

La soluzione fu dipingere finestre finte sui muri ciechi. Se cammini con il naso all'insù in via del Corso o nei vicoli intorno a Piazza Navona, ne vedrai decine. Alcune sono dipinte in modo grezzo, altre sono veri e propri trompe-l'œil con tanto di finte persiane chiuse, ombre riportate e finti vetri che riflettono un cielo dipinto. È un dettaglio minimo, ma ti fa capire quanto l'apparenza contasse in questa città ben prima che inventassimo i filtri per le foto. La prossima volta che aspettate il verde a un semaforo del centro, provate a contare quante finestre del palazzo di fronte sono fatte di mattoni e vernice.

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