Curiosità storiche su Roma

Quattro dettagli insoliti da cercare tra i vicoli di Roma

Un itinerario a piedi nel centro di Roma alla scoperta di statue parlanti, gatte di marmo e antichi frammenti romani nascosti tra i vicoli.

Quattro dettagli insoliti da cercare tra i vicoli di Roma

Se camminate per Roma con gli occhi fissi sulla mappa del telefono o sui grandi monumenti che occupano le guide turistiche, vi perdete la parte migliore. La città reale si nasconde nei dettagli piccoli, a volte ridicoli, che i romani hanno lasciato lungo le strade nel corso dei secoli. Sono pietre che parlano, letteralmente, o piccoli animali di marmo che guardano il vuoto da un cornicione.

A settembre, quando il caldo estivo comincia a cedere il passo a un vento più fresco e la luce del tardo pomeriggio si fa dorata, camminare per il centro senza una meta precisa è una buona idea. Vi propongo un itinerario a piedi, fattibile in un paio d'ore, per scoprire quattro dettagli insoliti che la maggior parte delle persone ignora mentre corre verso il Pantheon.

Pasquino e il vizio romano di sparlare del potere

La prima sosta è a pochi metri da Piazza Navona, per la precisione in Piazza di Pasquino. Qui si trova un pezzo di marmo consumato, mutilato e senza gambe, appoggiato al muro di un palazzo. È la più famosa delle statue parlanti di Roma. In origine era un gruppo scultoreo del III secolo avanti Cristo, che forse raffigurava Menelao con il corpo di Patroclo. Oggi è solo un torso rovinato.

I romani lo chiamano Pasquino. Dal sedicesimo secolo, questa pietra è diventata la bacheca pubblica del dissenso popolare. Di notte, i romani appendevano al collo della statua foglietti con satire anonime in versi, le cosiddette pasquinate, per colpire i papi, i cardinali e i nobili corrotti. Il potere ha provato più volte a rimuovere la statua o a metterla sotto sorveglianza, ma senza successo.

Ancora oggi, se vi fermate davanti alla statua, potete trovare biglietti scritti a mano, poesie in dialetto o commenti sarcastici sulla politica attuale. È un pezzo di satira viva. Per trovarlo, basta camminare da Piazza Navona verso via del Governo Vecchio. La statua è lì, all'angolo, accessibile a tutti a qualsiasi ora, senza biglietti da pagare.

La gatta di marmo che osserva la strada

Con una passeggiata di circa dieci minuti verso Piazza Venezia, infilatevi in Via della Gatta. Questa strada prende il nome da un dettaglio minuscolo che quasi nessuno nota. Se vi fermate all'altezza del palazzo che fa angolo con via del Plebiscito, l'antico Palazzo Grazioli, e alzate gli occhi verso il cornicione del primo piano, vedrete una piccola scultura di marmo grigio. È una gatta, riprodotta a grandezza naturale.

La scultura proviene probabilmente dall'antico tempio di Iside, che sorgeva in questa zona in epoca romana. Ma la leggenda popolare preferisce un'altra spiegazione. Si dice che la gatta sia stata messa lì per ricordare un animale vero che, miagolando forte dal cornicione, salvò un bambino che stava per cadere nel vuoto. Un'altra storia racconta che lo sguardo della gatta sia diretto verso un punto preciso del terreno dove si trova un forziere pieno di monete d'oro sepolto sotto la strada.

Nessuno ha mai scavato per verificare la storia del forziere, ma la gatta è ancora lì, immobile da secoli. È una deviazione rapida che potete fare mentre andate verso il Campidoglio o l'Altare della Patria.

Il piede gigante rimasto senza corpo

Poco distante da Via della Gatta, girando l'angolo verso il Pantheon, vi imbatterete in Via del Piè di Marmo. Il nome della via non è una metafora. Fino a qualche tempo fa, proprio sul marciapiede, si trovava un enorme piede di marmo calzato con un sandalo tipico dell'antica Roma.

Oggi il piede è stato riposizionato ed è visibile nelle immediate vicinanze. È lungo più di un metro. Faceva parte di una statua colossale, alta probabilmente circa otto metri, di una divinità egizia, forse Iside, il cui culto era molto diffuso a Roma durante l'impero. Il resto del corpo è andato perduto, forse distrutto per farne calce o sepolto sotto le fondamenta dei palazzi circostanti.

Vedere questo frammento enorme abbandonato all'angolo di una via secondaria fa capire cosa sia Roma: un luogo dove pezzi di storia monumentale sono diventati semplici elementi di arredo urbano. Potete vederlo gratis, camminando sul marciapiede, magari mentre andate a prendere un caffè nella vicina Piazza Sant'Eustachio.

I segni dell'acqua sulla facciata della Minerva

L'ultima tappa di questo percorso insolito vi porta in Piazza della Minerva, proprio dietro il Pantheon. Al centro della piazza c'è il famoso elefante di marmo scolpito da Gian Lorenzo Bernini che sostiene un piccolo obelisco. Ma l'oggetto della nostra attenzione non è l'elefante. Guardate invece la facciata della chiesa di Santa Maria sopra Minerva, in particolare sul lato destro del portale d'ingresso.

Troverete una serie di piccole targhe di marmo disposte a diverse altezze. Ognuna reca una scritta in latino e una linea incisa. Sono i segni delle grandi alluvioni del Tevere. Prima che venissero costruiti i muraglioni di pietra alla fine dell'Ottocento per proteggere la città, il fiume esondava regolarmente, allagando le vie del centro.

La targa più alta si trova a diversi metri da terra e indica il livello raggiunto dall'acqua nel dicembre del 1598. In quel giorno, l'acqua arrivò a coprire quasi interamente il piano terra delle case, costringendo i romani a spostarsi in barca tra le colonne del Pantheon. Leggere quelle date e guardare quell'altezza fa comprendere la vulnerabilità di una città che ha dovuto convivere per secoli con la forza del suo fiume.

Se volete approfondire la storia di queste alluvioni o consultare i percorsi della città, potete consultare il sito ufficiale di Turismo Roma.

Questo itinerario si fa tutto a piedi. Non servono biglietti, non ci sono code e potete farlo anche di sera, quando la luce dei lampioni rende questi dettagli ancora più visibili. È un modo semplice per scoprire la Roma che non si mostra nei grandi musei, ma che vive da secoli sui muri delle sue strade.

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